«il nanetto sta sotto la magnolia e osserva l'andirivieni di famigliari, parenti, ospiti. non ho idea di come sia finito lì. non l'ho rapito in qualche giardino, e non ricordo di averlo acquistato. è comparso dal nulla. credo sia brontolo, ma non sono sicuro. una trentina d'inverni hanno provveduto a cambiargli i connotati. accade anche a noi, ma occorre qualche anno di più.» una vecchia casa, una pianta secolare, una bambina di quattro anni che discute col nonno usando il congiuntivo. dopo "socrate, agata e il futuro", beppe severgnini sceglie un luogo del cuore per affrontare la questione che sta al centro di ogni questione: il tempo che passa. e ci offre una dozzina di suggerimenti, illuminati dai versi di cinquanta poeti italiani dell'ultimo secolo. pranzare all'aperto e dare un nome agli alberi. riconoscere almeno dodici canti di uccelli. aprire un libro e scriverci la data. compilare elenchi e aggiornarli. non mettere sempre tutto in ordine. concedersi piccoli piaceri e indignarsi quando serve. tornare in certi posti (non in tutti). brindare agli amici assenti. e, ovviamente, rispettare i pokémon e le winx. nessun imperativo, niente esortativi, solo verbi all'infinito: un vocabolo caro alla poesia. «il poeta è un diagnostico», sosteneva mario luzi. «uno che, con lo sguardo improvviso, può cogliere la sostanza dubbia che sfugge agli altri.» non sempre, però, ce ne ricordiamo. finché la poesia non ci sorprende: nelle parole di una canzone, in un ricordo di scuola, nella risposta perfetta di un amico. in un libro come questo. brontolo e la magnolia non offre consigli, ma suggerisce un atteggiamento: verso il tempo, gli altri, le case e le cose. sentimento, curiosità, ironia: sopravvivere poeticamente si può, basta volerlo.