la nuova indagine di buonvino, al commissariato di villa borghese, comincia con un suono misterioso. buonvino, mentre con i suoi festeggia il ritorno di ivano, il barista, al suo chiosco, sente qualcosa che lo inquieta, potrebbe essere una risata, un pianto, potrebbe essere anche un grido d’aiuto. è mattina presto, è sabato, villa borghese ha appena aperto i battenti, il commissario manda i suoi a controllare, ma non trovano niente. eppure, la memoria di quel suono non svanisce. così, quando la domenica all’alba lo chiamano perché hanno trovato una ragazza, giovane, giovanissima, sedici o forse diciassette anni, impiccata all’orologio ad acqua del pincio, il commissario sa, con l’intuito che lo contraddistingue, che quel grido, riso o pianto, è stato una premonizione. buonvino non ha avuto figli e, davanti al corpo della ragazza, capisce che i figli sono di tutta la società e che gli assassini dei figli vanno trovati. in un’indagine che spazia dal cuore di roma a centocelle e il cui centro non sarà in un luogo geografico, ma in un luogo digitale, un universo di fotografie, messaggi e commenti, walter veltroni, muovendosi tra comicità e tragedia, ci accompagna nella solitudine di una generazione: i ragazzi che muoiono.