a pineta, il paese sul litorale pisano nato dalla fantasia di marco malvaldi, i vecchietti del barlume sono ormai un’istituzione. nell’arco di una vita intera, hanno maturato un notevole capitale di arguzia e di intelligenza, e tra risate beffarde, motteggi graffianti e intuizioni investigative sopraffine, sono diventati rappresentazione fantastica di una vera antropologia. una rappresentazione innestata su una struttura gialla e con un andamento comico, che nei racconti – genere in cui prevalgono i dialoghi, la vitalità della scena e la singolarità della situazione – trova il suo distillato. l’uomo vestito di arancione raccoglie quattro anni di racconti gialli. ognuno presenta una situation comique con crimine. una strage di maiali sotto protezione; sulle piste da sci un morto e tre tute da donna identiche; una partita di calcio femminile con commenti immaginabili, e una calciatrice uccisa; una crociera-supplizio in compagnia di una canterina loggia del cinghiale e un ministro del culto anglicano; una sagra del totano con truffa; un traffico in olanda, durante i festeggiamenti del compleanno reale, sventato da remoto dal gruppo del barlume. in genere sono il barista massimo e la sua fidanzata alice, che è anche commissaria di polizia, a sciogliere il mistero: ma la loro è una sorta di regia, perché l’ordito su cui in tessere l’indagine lo forniscono sempre i vecchietti: l’aldo, nonno ampelio, il del tacca, il rimediotti. il loro mezzo è la maldicenza, combinata ai ricordi e a una psicologia da bar delle vecchie case del popolo, eppure efficacissima. e un fondo malinconico per un mondo che va svaporando senza lasciarne uno migliore. «è nei racconti», scrive marco malvaldi a commento di questo libro, che nasce da una scelta da varie antologie, «che si vede maggiormente il rapporto dei miei protagonisti con il tempo che passa e con i vecchi ricordi che riaffiorano. ma, soprattutto, è nei racconti che probabilmente si vedono meglio i rapporti umani tra i protagonisti».